Martina Campi – Inframondo

(Poesie, 

per il decennale)

a cura di Michele Donati

Per Martina Campi, in occasione del decennale di Independent Poetry

Per accostarsi al lavoro poetico di Martina Campi non si può prescindere da un elemento che le è connaturato, per niente accessorio ed anzi talmente essenziale da fondersi in una forma peculiare e unica: la musica. La sperimentazione di Campi tocca e sposa i territori della lingua e del suono, il senso e il ritmo, creando con il compositore e musicista Mario Sboarina una coppia artistica che è tra le esperienze più vitali e sincere di quella che dovrebbe essere considerata la vera avanguardia italiana, libera da vincoli d’etichetta, carica oltretutto di un valore sociale intrinseco, dal momento che l’atto performativo in cui si compie questa poesia presuppone una presenza che è scambio, cura, partecipazione. Ma non si fanno sconti: il materiale linguistico a fondamento del mondo di Campi-Sboarina vive di dilatazioni e compressioni, microcellule sintattiche convivono con più ampie arcate discorsive, visioni urbane lampeggiano tra diapositive aperte su coscienza e percezione. Seduce il distacco con cui la concretezza di certi oggetti viene illuminata da riflettori astratti, concedendosi ad uno sguardo straniato che conosce anche la corda dell’ironia, per poi variare e capovolgersi: immagini e concetti mobili, un andamento musicale già intuito nel paradosso-cristallo della parola.

*

Blues di tarda estate

Voci dalla stanza senza corpo, il corpo fluttuante rileva suoni, come una musica. Si declina negli strati.
In tutte le direzioni.

In tutte le direzioni la strada è percorsa da stridii, corriere.
Non patiscono la sete, sono leggeri, scivolano via nel sole.

 

Dalla raccolta inedita Lampione glitch (2026)

 

*

Dalle pareti antiche si vede trasudare il
verde muschio, il verde emerge e avanza
braccia e avanza occhi e avanza come dalla
lontananza, come una veemenza invisibile e
danzante; dalle scale in ristrutturazione
innalzate sullo strapiombo, dalle scale
sospese sul risveglio, i camminatori
sospingono come una sfida verticale, i
camminatori dissennati e mormoranti
vengono verso di noi come un’onda, come
una riscossione di vertigine taciuta, una
tenuta per sé per decenni, e loro vengono
-avanzano- indistinti

 

da Se le avventure fossero giorni (Howphelia, 2021)

 

*
si dice
che più tardi verranno
forse in due
Bob Marley
e Gesù di Nazareth e che forse
per questo
è meglio
segnarsi,
per
la jam
e la gente continua
ad arrivare corrente organica guarda
guarda le stelle

si può togliersi le scarpe
e
alzare

la mano

 

da () Partitura su riga bianca (Arcipelafo Itaca, 2020)

 

*

Le dita di frontiera sono lasciate tese
nel silenzio spacciato d’uranio
come scheletro del ritorno senza inizio, senza approdo
perché domani tutto andrà bene perché
come sempre, come comunque, come da quando.

È la sera senza confini
che precipita ferite dentro al buio,
spessore d’ossa a peso d’aria, combustibile
che innalza la temperatura formando
le nanoparticelle dei suoi ossidi, così
sufficientemente pura e discretamente insolubile,

del tempo e della vicinanza,
del meccanismo come regola.
Della gratitudine in solitaria risucchiata,
disinfettando ogni smarrimento.

Sempre troppo lontani, lunga
dimensione al confine precipitato
di ogni, anche casuale, leggero sfioramento,
dettaglio annebbiato di un tempo quasi eterno.

Strapparsi il cuore per metafora
da spessori appassiti sulla soglia del margine
che siamo diventati, scomparsi e inattendibili,
(fa) il male vero della transizione, e

abusare del buio per dormire.

 

Dalla raccolta inedita Le stagioni estreme (2015)

 

*

È così l’addio di ogni giorno
la piccola morte che si ripete
mattina e sera
mattina e poi, sera
scorrendo.

Il paesaggio che si ripete
piccoli respiri sulla terra
piccoli respiri senza percorrere
quella morte che si ripete.

Poi, quando si torna,
c’è ancora il cielo.

 

Da Cotone (Buonesiepi libri, 2014)

 

 

*

Al parquet torneranno
gli alberi
loro movimento di dei
suono incompiuto
di foglie

tutte le sfogliature
/fronde durante
/fronde dopo
il mutamento
lento

roteando soli silenzi
sdraiati, sparsi
nei portapenne
/lacca di souvenir/

Si ringrazia sempre
con la commozione
in barba
in gola
ai brividi o
in un fuggevole
scambio di mani

e tu non sfuggi mai,
mai all’eternità

 

da Estensioni del tempo (Le Voci della Luna Edizioni, 2012)

Martina Campi è autrice e performer. Co-fondatrice, insieme al compositore polistrumentista Mario Sboarina, del progetto Memorie dal SottoSuono – The poetry music experience e dell’archivio multimediale in divenire e videopodcast indipendente di poesia contemporanea a altre arti Living Poetry e co-ideatrice, insieme a Giusi Montali, del format multimediale di poesia formula_truepoetry.

Ha pubblicato: Se le avventure fossero giorni (Howphelia 2021), testo nato con la serie game: start, progetto artistico audiovisivo realizzato insieme al compositore Mario Sboarina, per la piattaforma Howphelia ( ) Partitura su riga bianca (Arcipelago itaca, 2020), Quasi radiante (Tempo al libro, 2019), La saggezza dei corpi (L’arcolaio, 2016), Cotone (Buonesiepi Libri 2014), Estensioni del tempo (Le Voci della Luna Poesia, 2012 – Vincitore Premio Giorgi); è presente nell’opera corale Bestie – femminile animale (Vita Activa Nuova, 2023) insieme a Valeria Bianchi Mian, Ksenja Laginja, Teodora Mastrototaro e Silvia Rosa, e nella plaquette È così l’addio di ogni giorno (Corraino Edizioni, 2015, a cura di Niva Lorenzini). Ha fatto parte, dalla prima edizione del 2013 e fino al 2023, del Comitato Bologna in Lettere.Curatrice, con A. Brusa e V. Grutt, di Centrale di Transito (Perrone Editore, 2016). La sua poesia è tradotta in varie lingue e presente su litblog, riviste e antologie e progetti corali. Ha partecipato a festival letterari e musicali e collaborato con alcune realtà poetiche bolognesi. Dal 2017 al 2019 ha partecipato a Il banchetto di Rosaspina – Di virtù e maledizioni, Spettacolo di Teatro, Poesia e Favola, di e con Alessandra Gabriela Baldoni; con Giancarlo Sissa, Luna Marie, Mario Sboarina. Ha partecipato al radiodramma Pinocchio 2 – La minaccia di Elonio Muschio, di Vittorio Tovoli.