Enzo Campi

Intervista

(Independent Poetry, 

settembre 2026)

Enzo Campi, poeta, saggista, autore e regista teatrale, ha condotto assiduamente -in modo particolare negli ultimi tre decenni- un dialogo fitto con la scrittura e le sue radici, decifrando i segni e il silenzio, i traguardi e gli inciampi, frequentando (e assumendone il rischio) i territori della molteplicità, l’insidia dei generi, la sfida della performance.

Per ripercorrere una parte di questo cammino, per rappresentarne la complessità e l’originalità degli esiti, le modalità più aderenti mi sono sembrate l’intervista o il dialogo -che ho provato a unire, per quanto ho potuto, come si potrà leggere di seguito.

 

Dialogo con Enzo Campi

 

TERRACCIANO
1.Enzo, i simpatici guru del giornalismo dicono spesso che un’intervista dovrebbe cominciare così: far giocare l’interlocutore nel suo campo, iniziare con una chiacchierata informale, non andare subito al nocciolo della questione. La nostra, però, non sarà un’intervista ma un dialogo a distanza o, se preferisci, tra persone che hanno percorso un po’ di strada. Per questo, comincerei a chiederti qualcosa su quel …loco ameno/del disconoscimento, come lo definivi in un verso da Pre-ludi, Dei malnati fiori

CAMPI
Il loco ameno [che sia più o meno ameno e/o sgradevole è cosa irrilevante] del disconoscimento è il luogo stesso della poesia, ma a quei tempi l’incidenza metafisica era ancora preponderante. Forse è per questo che Dei malnati fiori piacque così tanto a Flavio Ermini che ne voleva fare un libro per Anterem. Ma erano tempi troppo carichi di energie e il libro si concretizzò altrove, in un contesto diverso, all’interno di un progetto editoriale specifico.

 

TERRACCIANO
2.Sei stato -e sei tuttora- una persona e un poeta appartato, pur avendo organizzato numerosi eventi di successo, e avendo seguito la parabola poetica di diverse generazioni di autori: cosa significa, per te, restare lontano dal frastuono del nostro ambiente, e quale influenza ha avuto la tua scelta sul tuo lavoro? Una voce defilata evoca, come è stato scritto, possibili scenari di compensazione in cui appare davvero il tutto, è davvero una migrazione dell’essere e una finitudine dolorosa?

L’essere è migrante per definizione —- non c’è finitudine l’unica cosa che può darsi è il senza fine della fine 

CAMPI
Mi piacerebbe ricordare una frase che suonava più o meno così sono un personaggio pubblico ma solo nel privato perché in questa riconciliazione dei contrari [pubblico versus privato] troviamo sia il senso dell’appartenenza che quello, per così dire, del disconoscimento che è carattere imprescindibile dell’appartenenza.

Il senza fine della fine è il punto più alto cui possiamo aspirare

 

TERRACCIANO
3. Essere precari al mondo, rendersi conto della propria fragilità o della propria irrilevanza aiuta forse a fraternizzare con l’altro da sé, ad accettare qualsiasi esperienza in un’ottica di rara dignità e bellezza. La condizione dell’essere malnati, però, non è senza appello -entra qui in gioco la potenza della parola: te la sentiresti, a questo punto del tuo cammino, di ritenerla ancora un farmaco o, almeno, un viatico?

CAMPI
Non un farmaco, nemmeno un viatico.  Non ci sono sentieri da imboccare. Non c’è una grotta nella quale giocare con le proprie ombre. La potenza della parola è quella di resistere al tempo, di considerarsi essa stessa l’unica parola, l’unica parola ancora pronunciabile. Nel ritorno dell’eterno è l’eterno che ritorna su sé stesso [Carmelo docet].

 

TERRACCIANO
4.Enzo, a parte i cataloghi delle mostre e delle performance, i contributi e i saggi e le antologie, la tua produzione letteraria attraversa decenni della nostra storia della letteratura: da ex tra sistole (Marco Saya Edizioni, Milano 2017), L’inarrivabile mosaico (Anterem, Verona 2017, XXXI Premio Lorenzo Montano), Artaud. Il supplizio della lingua (Marco Saya Edizioni, Milano 2018) a Le nostre (de)posizioni, scritto con Sonia Caporossi (Bonanno, Acireale-Roma 2020), Fuochi Fatui (Oèdipus, Salerno 2021), To touch or not to touch (puntoacapo editrice, Alessandria 2022), come descriveresti, a un ragazzo che cominci oggi a studiare la tua poesia, questo excursus? Quali sono i libri che ritieni più significativi della tua produzione, e perché?

CAMPI
Sarebbe facile rispondere l’ultimo. E sarebbe oltremodo facile rispondere “tutti” perché ogni opera rappresenta il tassello di un percorso.

Per esempio: ex tra sistole è stato il mio primo libro-testamento, a tratti quasi epico, un libro per certi versi completo ma per altri versi non bastava mai a sé stesso, si dichiarava irrisolvibile fin dal sottotitolo e già nella dedica dichiarava la sua sconfitta. Sulla falsariga dei libri-testamento Artaud. Il supplizio della lingua rappresenta una sorta di punto e a capo, la possibilità di ripartire ma solo dopo aver messo a segno il punto decisivo. To touch or not to touch è l’apologia del passo a ritroso, di rimanere sempre indietro alla propria costituzione come soggetto.

 

TERRACCIANO
5. La necessità dell’errore e dell’erranza, il percorso che procede in alterco con sé stesso, il passato e il passare: dov’è, secondo te, la pietra d’inciampo o il punto di frizione in cui si cade o si urta e ci si risolleva per unirci alle forme dell’armonia?

Che peso ha, per te, l’agguato, il tradimento dell’imprevedibile?

CAMPI
Sono impreparato [auto cit.]

TERRACCIANO
6. Enzo, devo farti la domanda terribile che in tanti si aspettano (anche coloro i quali non si dicono Crociani, che sono, poi, i più Crociani di tutti): cos’è poesia, cosa non lo è? Cosa pensi della poesia dei giorni nostri, quale credi che sia il suo maggior pregio (se ce n’è uno), quale o quali i difetti?

CAMPI Devo darti almeno tre risposte:

1. ciò che deflagra implodendo

è il solo humus

degno di irrorare le ferite

ego

ex machina

appare solo dileguandosi

 

2. la poesia è quel luogo dove si può dimostrare

ciò che non accade.

la poesia è quel luogo dove non si può dimostrare

ciò che accade

 

3. nessuna virgola sopravvive alla spaziatura della pausa che annuncia l’intervallo

 

TERRACCIANO
7. Un autore, un pensatore recentemente scomparso, Giorgio Linguaglossa, scriveva: “La poesia ha finalmente fatto ingresso in cucina, ha lasciato i salotti degli intellettuali e gli androni con le colonne neoclassiche delle abitazioni borghesi e si è introdotta in cucina. È un’attività piccolo-borghese al tempo stesso ordinaria e generica (poiché tutti mangiamo, quindi appartiene al genere), quotidiana e individuale poiché il cibo viene preparato ogni giorno da ciascuno di noi.”

Cosa pensi, dopo l’ebbrezza della poesia orfica e la sobrietà dell’ermetismo, dopo le avanguardie, le post avanguardie e i Gruppi, dello scrivere in modo dimesso e dismesso, senza fronzoli o abissali angosce o insondabili epifanie?

CAMPI
L’epifania non è un evento. Dovrebbe casomai essere sur-valutato come un fenomeno a sua volta sur-valutato in un epi-fenomeno. Le angosce non sono mai abissali perché le avanguardie e le post avanguardie si sono recluse in un fortino dove sopravvivono a loro stesse. E i cosiddetti gruppi dello scrivere nascono proprio a difesa di quel fortino, per fortificare cioè non le tesi ma le innumerevoli ipotesi di cui si nutrono e che concorrono alla sua stessa definizione.

 

TERRACCIANO
8. La sintassi del mondo, i frantumi di specchio del disastro: ha ancora senso cercare nuovi moduli, costruire o ricomporre in un periodo storico percorso da eventi catastrofici, guerre, mutamenti climatici, e così afflitto da una tecnologia che è apertamente contro l’uomo?

CAMPI
Sono impreparato [auto cit.]

 

TERRACCIANO
9. Enzo, una domanda che avresti voluto ti facessi e che non ti ho rivolto? Puoi farla tu?

CAMPI non si dà risposta
e se non c’è una risposta non può esserci nessuna domanda

Incipit rovesciato in chiosa.

In ogni apertura ristagna una chiusura, in ogni chiusura è chiaramente visibile almeno un punto di fuga verso una nuova inevitabile, immancabile apertura. La poesia è l’andirivieni, quasi patologico, tra aperture e chiusure.

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*

Del malnato fiore
che in me s’intrude
e al non più dirsi ancora
ch’in vano a me si tace
voglio cantar la saga
e zittire il coro
ch’ancor dilaga
nel voce a voce
del colpo contro corpo

 

*

Del malnato fiore
ch’a me s’affaccia
con lo sguardo indegno
di chi fomenta lo scontro
voglio amar lo sdegno
che vibra come incontro
nel loco ameno
del disconoscimento

 

*

Non ho lucori
in vita
se non ariosi gesti
in cui rischiare
l’asfissia
e solo
vengo
zolla a zolla
le stasi
a delinquere
degli immoti spazi

Poco più che altero
vago
vacuo

per chiavi ignave
senza dare fiato
al vento
e il tempo schiuma
l’ombra violata
del limo
in cui condursi
al fondo

Cedo al fumo
la traccia che si dissolve
senza aspirare al fuoco
e vengo
al vano
che rigenera
l’ignoto

 

Dei malnati fiori, da Pre-ludi

Enzo Campi (Caserta, 1961). Vive e lavora a Reggio Emilia dal 1990. Autore e regista teatrale con le compagnie Myosotis e Metateatro dal 1982 al 1990. Ha curato prefazioni, postfazioni e note critiche in volumi di poesia, prosa e saggistica. Ha pubblicato Donne-(don)o e (ne)mesi (Liberodiscrivere, Genova 2007), Gesti d’aria e incombenze di luce (ivi 2008), L’inestinguibile lucore dell’ombra (Samiszdat, Parma 2009), Ipotesi Corpo (Smasher, Messina 2010), Dei malnati fiori (ivi 2011), Ligature (CFR, Sondrio 2013), Il Verbaio (Dot Com Press-Le Voci della luna, Milano-Sasso Marconi 2014), Phénoménologie (BIL produzioni cartacee, Bologna 2015), extra sistole (Marco Saya, Milano 2017), L’inarrivabile mosaico (Anterem, Verona 2017, Premio Lorenzo Montano), Artaud. Il supplizio della lingua (Marco Saya Edizioni, Milano 2018), Sequenze per un corpo senza organi (libro-oggetto, etc edizioni d’arte, Reggio Emilia 2018), La persistenza dei grumi (BIL produzioni cartacee, Bologna 2019), Moderato con brio (libro-oggetto, etc edizioni d’arte, Reggio Emilia 2019), Le nostre deposizioni, con Sonia Caporossi (Bonanno, Acireale-Roma 2020), Fuochi Fatui (Oèdipus, Salerno 2021). È stato tradotto in inglese, francese, spagnolo, russo, polacco, rumeno. È direttore artistico del Festival Multidisciplinare Internazionale “Bologna in Lettere“, giunto alla X edizione.