Giacomo Trinci
Poeta
Sono Giacomo Trinci, nato a Pistoia nel 1960. Insegnante, poeta, critico, ho pubblicato il mio primo libro, Cella, nel 1994,Voci dal sottosuolo (1996),Telemachia (1999). Ho sempre avvertito l’uscita del libro come una violenza, un fenomeno di interruzione, per puntellare volta per volta di materia informativa il mio percorso di scrittura di fatto ininterrotta, che avviene in un continuo flusso di immagini, forme trascrizioni continue. La musica è l’origine di ogni mio gesto di scrittura. Dalla mia prima raccolta, Cella, ho musicato il mio canzoniere dell’ante vita, inventando la figura di uno scriba che, chiuso in una camera d’albergo, raccoglie versi, pezzi di frasi, spasmi d’amore dalla camera vicina e compone il canzoniere del suo concepimento: l’impossibile e la propria nascita. Nel 2001 esce la raccolta Resto di me, presso Aragno. In scena è qui la morte di un padre: l’altro impossibile che non si può dire in parola è il morire. Nel 2004 esce Autobiografia di un burattino, temporanea riscrittura, provvisoria di una mia continua ricerca di forma su Pinocchio che dura ancora. Senz’altro pensiero (2006), Inter nos (2013), Transiti (2021), sono le stazioni in cui si cristallizza il movimento continuo di una scrittura che prosegue, adesso, la sua ininterrotta peregrinazione.
Fa parte dell’antologia di poeti, curata da Gabrio Vitali, Sospeso respiro, poeti al tempo del Covid, Moretti e Vitali edizioni.
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