Pasquale Di Palmo

“I MIEI PUGNI BECCATI DAI FAGIANI Esercizi dal francese”

prefazione di Massimo Raffaeli

(Il Ponte del Sale, 

2025)

Antonin Artaud

Première neige

Vois toute douce, toute belle, toute pâle
Le jour qui vient mourir sur les mystères blancs;
Et le silence bruit doucement dans la salle
Dans l’occulte magie du soir agonisant.
 
Nous nous sentons heureux de savoir que les choses
Boivent ainsi que nous ce lambeau de clarté
Et s’enfuient avec nous vers les nuages roses…
Et le jour sur la vitre est devenu violet;
 
Dans la douceur du soir se lamentent les branches
Parfois dans les chemins agonise un oiseau;
Et voici que le ciel prend une couleur d’eau…
Ma sœur c’est notre amour qui neige dans les branches.
 

*

Prima neve

Guarda così dolce, così bella, così pallida
il giorno che muore sui bianchi misteri;
e il silenzio fruscia dolcemente nella stanza
nell’occulta magia della sera agonizzante.

Noi siamo felici di sapere che ogni cosa
come noi beve questo sprazzo di luce
e con noi si dilegua verso nuvole rosa…
E il giorno sul vetro è diventato violetto;

Nella dolcezza della sera gemono i rami
talora lungo le strade agonizza un uccello;
ed ecco il cielo assumere il colore dell’acqua…
Mia sorella è il nostro amore che nevica tra i rami.

 

Louis-Ferdinand Céline

À nœud coulant

Vive Katinka la putain
Celle qui n’aime que le matin
À l’aube grise!
Crève le grain
Ni mon cœur fidèle ni les roses

Youp! Profondis!
Yop! Te Deum!
À la grande vague le petit homme!
Chacun goéland dans sa mâture!
À nœud coulant!
Brave figure!

Quand Katinka sera bossue
Nous irons voir aux cittadelles
À force de prêter son cul
La cloche trois fois gros’ comme elle

Celle qu’on branle chaque matin
Pour fair’ lever tous les putains
Grosse bataille petit butin
Depuis l’Irlande aux Dardanelles!

Youp! Profondis!
Yop! Te Deum!
À la grande vague le petit homme!
Chacun goéland dans sa mâture!
À nœud coulant!
Pâle figure!

*

Nodo scorsoio

Viva Katinka la puttana
che non ama la mattina
dall’alba grigiolina!
Che scoppi il grano
non il mio cuore fedele né le rose

Trallallà! Profundis!
Trallalì! Te Deum!
Omino dal pennone!
Ognuno è gabbiano alla sua riva!
A mo’ di nodo scorsoio!
Figura cattiva!

Quando Katinka ingobbirà
la andremo a vedere giù in città
a forza di dare via il culo
il batacchio come lei tre volte si ingrosserà

Colei che si trastulla ogni mattino
per far scappare tutte le puttane
grande battaglia piccolo bottino
dall’Irlanda alle Dardane!

Trallallà! Profundis!
Trallalì! Te Deum!
Omino dal pennone!
Ognuno è gabbiano alla sua riva!
A mo’ di nodo scorsoio!
Figura inespressiva!

 

René Daumal

Après

Je vais renaître sans cœur
toujours dans le même univers,
toujours portant la même tête,
les mêmes mains,
peut-être changées de couleurs,
mais cela même ne me consolerait point.

Je serai cruel et seul
et je mangerai des couleuvres
et des insectes crus.

Je ne parlerai à personne,
sinon en paroles d’insectes
ou de couleuvres nues,
en mots qui vivront et riront malgré moi.

*

Dopo

Io rinascerò senza cuore,
sempre nello stesso universo,
sempre portando la stessa testa,
le stesse mani,
forse di colore diverso,
ma tutto ciò non mi consolerebbe affatto.
Sarò crudele e solitario
e mi nutrirò di bisce
e insetti crudi.
Non parlerò a nessuno,
se non con parole d’insetto
o di nude bisce,
con parole che, mio malgrado, vivranno, rideranno.

 

Robert Desnos

La colombe de l’arche

Maudit
soit le père de l’épouse
du forgeron qui forgea le fer de la cognée
avec laquelle le bûcheron abattit le chêne
dans lequel on sculpta le lit
où fut engendré l’arrière-grand-père
de l’homme qui conduisit la voiture
dans laquelle ta mère
rencontra ton père!

(14 novembre 1923)

*

La colomba dell’arca

Maledetto
sia il padre della sposa
del fabbro che forgiò il ferro della scure
con la quale il boscaiolo abbatté la quercia
in cui si scolpì il letto
dove fu generato il bisnonno
dell’uomo che conduceva la vettura
nella quale tua madre
incontrò tuo padre!

(14 novembre 1923)

 

Gérard d’Houville

Cendre

Tu t’arrêtes devant la tombe parfumée
Où tout ce qui fut moi gît sous une herbe en fleur,
Et, lisant ces seuls mots, ô jeune voyageur:
«Nulle femme ne fut plus longuement aimée»,
L’âpre et vivant désir gonfle et remplit ton cœur
Du rêve de ma chair, hélas! inanimée.

Mon cher miroir, qui meurt de n’avoir reflété
Que l’ombre où j’ai voulu près de moi le suspendre,
Mon miroir revivrait, si tu pouvais le tendre
Au jour pur, et rirait de toute sa clarté;
Mais tu n’y verrais pas ma grâce triste et tendre;
Jamais tu ne sauras ce que fut ma beauté.

La cendre de mon corps que consume la terre
En d’ardentes saisons me refleurit au jour;
Cueille une de ces fleurs au prix de ton détour,
Et passe…, car, berçant mon sommeil solitaire,
J’entends, dans le refrain que murmure l’Amour,
Le regret éternel de ma forme éphémère.

*

Cenere

Ti soffermi davanti alla mia tomba profumata
dove quello che fui giace sotto un’erba in fiore
e, leggendo queste sole parole, giovane viaggiatore:
«Nessuna donna fu più a lungo amata»,
l’acuto e vivente desiderio gonfia e riempie il tuo cuore
del sogno della mia carne, ahimè, inanimata.

Il mio caro specchio, morto per non aver riflesso
che l’ombra in cui ho voluto appendermelo accanto,
il mio specchio rivivrebbe, se tu potessi orientarlo
verso il puro giorno e riderebbe di tutta la sua luce;
ma tu non vedresti la mia grazia tenera e triste
né mai conoscerai quella che fu la mia bellezza.

La cenere del mio corpo che la terra consuma
nelle stagioni ardenti durante il giorno mi fa rifiorire;
cogli uno di questi fiori a prezzo di una deviazione
e passa… poiché, cullando il mio sonno solitario,
sento, nel ritornello che l’Amore sussurra,
eterno rimpianto per quella mia forma effimera.

 

Thierry Metz

J’aime m’allonger contre toi, sans les épices de la lampe, une main sur ton ventre, mon visage entre le cou et les cheveux.
Là: un oiseau pourrait se poser, sans crainte.
Je sais bien que nous pensons à des soucis, à des transhumances. Mais comment ne pas se mesurer à ce qui est? à une vie courante?
Nous n’en parlons pas. Nous sommes où les quatre vents nous ont amenés.
C’est là qu’est le puits. Ta bouche contre la mienne comme des gosses qui ont mangé des fraises, ou fait tomber des pierres pour entendre jusqu’où on l’entendrait.

*

Amo allungarmi verso te, la sera, senza le spighe della lampada, una mano sul tuo ventre, il mio viso affondato tra collo e capelli.
Là: un uccello potrebbe posarsi, senza timore.
So bene che noi pensiamo alle nostre preoccupazioni, a transumanze. Ma come non commisurarsi a ciò che è? a una vita ordinaria?
Non ne parliamo. Stiamo dove i quattro venti ci hanno portato.
Il pozzo è là. La tua bocca contro la mia come bambini che si sono mangiati le frasi, o fatto cadere pietre per capire fino a che punto li ascoltiamo.

 

Jacques Prevel

Je t’ai raconté l’histoire des grands scarabées joueurs d’échec
Des grands scarabées légendaires
Qui gardent la lumière des astres
Et de ce poète allemand pendant ses vacances à la mer
Avec son chien fabuleux qui lisait Maître Eckart
Et interprétait les songes de son maître qui s’ennuyait
Pourquoi n’as-tu pas voulu croire à ces aventures
Notre amour fut une aventure plus rare que celle des scarabées
Noirs comme la nuit, scarabées qui gardent la lumière des astres
Poe n’avait imaginé qu’un mais si lourd et si prometteur de gloire et de fortune
Qu’il appartenait sans doute à la race légendaire et forte
Des grands scarabées joueurs d’échec

*

Ti ho raccontato la storia dei grandi scarabei che giocano a scacchi
dei grandi scarabei leggendari
che guardano la luce degli astri
e di quel poeta tedesco durante le sue vacanze al mare
con il suo cane favoloso che leggeva Meister Eckhart
e interpretava i sogni del suo padrone che si annoiava
perché non hai voluto credere a queste avventure
il nostro amore fu un’avventura più rara di quella degli scarabei
neri come la notte, scarabei che guardano la luce degli astri
Poe non ne avrebbe immaginato che uno ma così grosso e così presago di gloria e di fortuna che senza dubbio apparteneva alla razza leggendaria e forte
dei grandi scarabei che giocano a scacchi

«La traduzione è un gioco di specchi deformanti in cui l’autore tradotto rivive, in una lingua che non gli appartiene, ad opera dell’approssimazione verbale esibita da qualcuno che si riconosce in quello stesso autore o, perlomeno, in una sua espressione poetica che ha valenza salvifica rispetto all’hic et nunc.».

Così scrive lo stesso Pasquale Di Palmo nella nota esplicativa (“Empatia e traduzione”) che accompagna e chiude questa sua personale – ma oggi anche nostra – antologia di poeti francesi da lui tradotti. Ventuno in totale, da Antonin Artaud a René Daumal, da Robert Desnos a Henri Michaux, da Thierry Metz a Arthur Rimbaud, secondo le vibrazioni luminose di uno spettro che dalla fine dell’Ottocento raggiunge i nostri giorni e che rende conto di percorsi di scrittura e umani caratterizzati dalle ipotesi dell’eresia e della devianza. Molti i surrealisti, più o meno “fedeli alla linea”, unitamente ai poeti del Grand Jeu, fino ai quasi innominabili, primo fra tutti Louis-Ferdinad Céline qui rappresentato da un geniale inedito.

Una antologia che rende conto di una lunga frequentazione della letteratura francese da parte di Pasquale Di Palmo, sia come traduttore che come critico. Prova ne siano anche i due volumi, usciti nel 2023, entrambi dal titolo emblematico, e nei quali l’autore  raccoglie i saggi e gli articoli usciti in vari luoghi nell’arco di un ventennio – “Rubare la lingua – Artaud, Desnos e altri eretici francesi” (Ronzani editore) e le poco meno di cento recensioni apparse sull’inserto domenicale “Alias” del quotidiano “il manifesto” – “Regesto dei fantasmi – Autori francesi tra modernità e inattualità” (medusa edizioni), quasi una Storia della letteratura e della poesia francese degli ultimi due secoli tracciata secondo una diagonale di lettura critica percorsa da linee d’incandescenza e sguardo capace di colta meraviglia ed esposta adesione.

Giusta quindi al riguardo la riflessione che Massimo Raffaeli, nella sua limpida prefazione al volume, dedica al termine esercizi e al concetto tutto francese di d’après – la cui traduzione italiana “tratto da” non ne rende la sfumatura di libera arte e d’omaggio che invece conviene riconoscerle, perché proprio su questo piano interpretativo e operativo si muove il gesto poetico di Pasquale Di Palmo, al punto che i ventuno autori tradotti vengono antologizzati in ordine alfabeto e non cronologico, a testimoniare la presenza sempre attuale e attualizzata dei testi, dei poeti e della poesia tout court nel laboratorio poetico del traduttore. Il legame di fatto non è solo letterario, ma anche emotivo, esistenziale, e dunque strettamente correlato a quella «valenza salvifica» citata sopra e che viene per ciò stesso a configurarsi come mandato e testimonianza certa del rapporto fecondo che le lingue intrattengono tra loro e con chi le agisce sulla pagina, nel dizionario, nella voce del corpo.

Ed è così che il concetto di esercizio – tanto chiaro, a esempio, a un musicista classico chiamato a interpretare e eseguire il testo-spartito di grandi compositori e strumentisti – si fa dichiarazione esplicita di poetica, di intenzione operativa, di posizionamento etico e artistico, assumendo in sé sia la libertà del d’après sia la responsabilità della traduzione intesa sia come restituzione a una comunità di lettori, nel mondo, sia come atto scosceso di critica letteraria e trasmissione di un sapere non convenzionale. Prova ne sia, a concludere il volume, la traduzione de Le bateau ivre di Rimbaud, un capolavoro assoluto della letteratura mondiale, vero e proprio archetipo moderno nel quale possiamo leggere:

Conosco i cieli che rompono in lampi, e trombe
e risacche e correnti: io conosco la sera,
l’Alba esaltata come nugolo di colombe,
e ho visto ciò che l’uomo si illude di vedere.

*

“Translation is a game of distorting mirrors in which the translated author is brought back to life, in a language that is not his own, through the verbal approximation offered by someone who identifies with that same author or, at the very least, with a poetic expression of his that holds redemptive value in relation to the here and now.”
So writes Pasquale Di Palmo himself in the explanatory note (“Empathy and Translation”) that accompanies and concludes this personal—but today also our—anthology of French poets translated by him. Twenty-one in total, from Antonin Artaud to René Daumal, from Robert Desnos to Henri Michaux, from Thierry Metz to Arthur Rimbaud, following the luminous vibrations of a spectrum that stretches from the late nineteenth century to the present day and gives an account of literary and human journeys characterized by the hypotheses of heresy and deviance. Many Surrealists, more or less “true to the line,” alongside the poets of the Grand Jeu, up to the almost unmentionable, first and foremost Louis-Ferdinand Céline, represented here by a brilliant unpublished work.

An anthology that reflects Pasquale Di Palmo’s long engagement with French literature, both as a translator and as a critic. Further proof of this are the two volumes, published in 2023, both with emblematic titles, in which the author collects essays and articles published in various venues over the course of two decades—““Rubare la lingua – Artaud, Desnos e altri eretici francesi” (Ronzani editore) and the nearly one hundred reviews that appeared in the Sunday supplement “Alias” of the daily newspaper “il manifesto” – “Regesto dei fantasmi – French Authors Between Modernity and Irrelevance” (medusa ddizioni), almost a history of French literature and poetry from the last two centuries traced along a critical reading axis marked by flashes of insight and a gaze capable of cultured wonder and open-hearted engagement.

Appropriate, then, is the reflection that Massimo Raffaeli, in his lucid preface to the volume, dedicates to the term “exercises” and to the distinctly French concept of “d’après”—whose Italian translation “tratto da/based on” fails to capture the nuance of free artistry and homage that it deserves to be recognized for, because it is precisely on this interpretive and operational field that Pasquale Di Palmo’s poetic gesture operates, to the point that the twenty-one translated authors are anthologized in alphabetical rather than chronological order, attesting to the ever-present and constantly renewed presence of the texts, the poets, and poetry tout court in the translator’s poetic workshop. The connection is in fact not only literary, but also emotional and existential, and thus closely related to that “salvific value” mentioned above, which thereby takes shape as a mandate and certain testimony to the fruitful relationship that languages maintain among themselves and with those who bring them to life on the page, in the dictionary, and in the voice of the body.

And so the concept of practice—so clear, for example, to a classical musician called upon to interpret and perform the score of great composers and instrumentalists—becomes an explicit declaration of poetics, of operational intent, of ethical and artistic positioning, embodying both the freedom of the d’après and the responsibility of translation understood both as a rendering for a community of readers in the world, and as a bold act of literary criticism and the transmission of unconventional knowledge. Proof of this, concluding the volume, is the translation of Rimbaud’s “Le bateau ivre”, an absolute masterpiece of world literature, a true modern archetype in which we can read:

Conosco i cieli che rompono in lampi, e trombe
e risacche e correnti: io conosco la sera,
l’Alba esaltata come nugolo di colombe,
e ho visto ciò che l’uomo si illude di vedere.

 

 Pasquale Di Palmo (Venezia, 1958), poeta, saggista e traduttore, ha pubblicato le raccolte poetiche Horror Lucis (Edizioni dell’Erba, 1997), Ritorno a Sovana (l’Obliquo, 2003), Marine e altri sortilegi (Il Ponte del Sale, 2006), Trittico del distacco (Passigli, 2015), La carità e altri motivi di ordinario funambolismo (Passigli, 2018), Vertebrae (l’Obliquo, 2020) e l’antologia Breviario delle rovine (Medusa, 2021). Sue poesie sono state tradotte in diverse lingue straniere. Nel 2023 è uscita l’antologia Days of Cruel Separation. Selected Poems, trad. di Leonard J. Marino, Gradiva Publications. Del 2025 è I miei pugni beccati dai fagiani. Esercizi dal francese, Il Ponte del Sale. Ha ricevuto i premi Catullo, Europa in versi, Casentino, Gradiva, Il Ceppo di Pistoia, Alda Merini, Rubiana Dino Campana, Laurentum. Ha pubblicato inoltre  i saggi I libri e le furie (Joker, 2007), Lei delira, signor Artaud(Stampa Alternativa, 2011), Venezia (Unicopli, 2017), Le bonjour de Robert Desnos (MC Edizioni, 2020), Rubare la lingua (Ronzani, 2022) e Regesto dei fantasmi (Medusa, 2023). Numerose le curatele di autori italiani e stranieri. Collabora al quotidiano «Il Manifesto», all’inserto culturale «Alias» e «L’Indice dei Libri». Dirige la collana poetica «Gli insetti» di MC Edizioni.