Alberto Bertoni – Inframondo
(Cinque poesie,
per il decennale)
Giancarlo Sissa
Per Alberto Bertoni, in occasione del decennale di Independent Poetry
I cinque testi che oggi presentiamo di Alberto Bertoni, uno dei maggiori nostri poeti in attività, delineano un percorso succinto ma fondante della sua produzione in versi, ormai almeno trentennale, da Lettere stagionali del 1996 a Semplici abbandoni del 2025, passando per Ricordi di Alzheimer (più edizioni fra il 2008 e il 2024) libro che Milo De Angelis ha definito «apocalittico» a sottolineare «la condizione di smarrimento, di pericolo, di allerta, di perdita di ogni certezza» che caratterizzano, nella fattispecie, la malattia del padre, ma che possiamo leggere, oggi più che mai, anche come metafora della presenza dolente dell’umano nella Storia. Storia che la scrittura di Alberto Bertoni attraversa con piena consapevolezza anche critica (Bertoni è uno dei più importanti e riconosciuti critici italiani, oltre che metricista e traduttore di poeti da altre tradizioni linguistiche e segnatamente quelle irlandese e angloamericana) e con afflato poetico perfettamente disciplinato da scelte stilistiche rigorose e limpide nella costruzione del verso, libero ma governato da un sentimento di pietà e compassione per il dato umano certamente riconducibile più al magistero di giganti come Vittorio Sereni e Giovanni Giudici che non alle tendenze più facilmente ellittiche del panorama attuale. Prova ne siano il testo d’apertura dedicato all’amico Pier Vittorio Tondelli come l’inedito di chiusura dedicato alla disgraziata sorte di Giulio Regeni (e la generosità di Bertoni è ben nota anche da questo punto di vista e anche nei confronti di Independent Poetry a cui ha concesso qualche mese fa la pubblicazione del bellissimo inedito dedicato a Stefano Simoncelli). In tutti questi cinque testi sono d’altronde ravvisabili una serie di senhal – e spero non dispiaccia l’impiego d’un termine così specifico ma universale al tempo stesso, proveniente dalla tradizione trobadorica ma presente come concetto operativo e intenzione d’arte lungo tutta la tradizione poetica occidentale e non solo – da «E dell’amore che è ferita, si parlava/ ma in realtà di quella/ inclinazione alla lontananza» (Ricordando Pier Vittorio Tondelli) a «Anna,/ la ragazza che ogni giorno lo accompagna/ a cercare la sua casa» (Pasqua di Alzheimer), da «fruste di salici, ali/ potremo all’infinito ricordarci» (Metamorfosi) a «Da luce a luce/ chissà per quali crune», che tanto sarebbe piaciuto a Giovanni Giudici (Elegia di una sera) che a saperli cogliere – le sottolineature in corsivo, tranne la prima, sono mie – costituiscono un vero e proprio fil rouge che il lettore può seguire come una traccia di briciole nel bosco che ci aiutino a tornare presso noi stessi e al dato umano più sconcertante, l’inerme, fragilissima e delicata bellezza dell’essere presenti nella stessa Storia, nello stesso Tempo. Compito e valore della Poesia.
Ricordando Pier Vittorio Tondelli
Il freddo gradiva poco
quel tuo bisogno assoluto di pudore
mai pensare così alla morte – anche
il più ostinato chiacchierare
nasconde quasi sempre un proprio orrore
Raccontano che non parlavi quasi più
o appena a sguardo fondo, sussurrato
dentro le righe della Bibbia – dico
il fuoco che più di materia in azione
è stella che s’incide nel granito o sul cruscotto
della mia macchina modesta, a Ravenna
commentando il caffè, l’assenza
subito totale dal proscenio
Si parlava di Un weekend postmoderno
il tuo libro tutto grumi e strati
col punk in sottofondo
le compassioni di passaggio
dalle notti in Emilia ai maghrebini
abbagli meridiani
E dell’amore che è ferita, si parlava
ma in realtà di quella
inclinazione alla lontananza
che amor platonico si definisce
e se ogni esserci s’irradia
dal nome nel quale fiorisce
Ma che il momento era arrivato
di dirci addio, che una fitta diversa
lambiva l’angolo di via San Martino
dovevo capirlo dal tuo gesto
di saluto vago
la sera tardi che valeva un cerino
Dopo un viaggio da Ravenna a Modena, febbraio 1991
[Edita col titolo M***, febbraio in Lettere stagionali, Book Editore, Castel Maggiore (BO) 1996]
*
Pasqua di Alzheimer
È Pasqua.
Viviamo una Passione di lamiere,
cantieri e terre ferme
piangendo mio padre quando preme
nel sottoscala il seno di Anna,
la ragazza che ogni giorno lo accompagna
a cercare la sua casa
Alza una vela di mollica
la mia faccia bastonata
sul vasto scioglimento del cervello
vecchio alle prese con se stesso, specchio
e lichene senza peso
[da Ricordi di Alzheimer, Book Editore 2008-2024]
*
Metamorfosi
Una delle prime cose che farò
quando tutt’e due saremo alberi
sarà dimenticarti
ma senza whisky e senza psicoanalisi
No, saprò dimenticarti
donando le foglie più casuali,
ribelli, irregolari
alle schiere di passeri sui rami
e – vedrai – saprò dimenticarti
come ho già dimenticato
gli immani soffi atlantici
le diastoli e le sistoli del mare
che si tende o si apre
di sei ore in sei ore
così che ogni giorno quattro volte
avanza e si ritira
Io e te con le facce come
cortecce di rughe,
buchi da sembrare tane
e radici del buio più profonde
io e te saremo entrambi bravi
a dirci come siamo stati
portatori nel complesso sani
d’abbandoni e resistenze
E così, rimanendo tali e quali,
fruste di salici, ali
potremo all’infinito ricordarci
[da L’isola dei topi, Einaudi 2021]
*
Elegia di una sera
Da luce a luce
chissà per quali crune
è passato quel sonno precoce
un po’ da vecchia
che prima delle nove
sabato ti ha presa
e se non una libellula che altra
cosa più leggera
poteva trascinarti per questa
nuova strada intermedia
di là dal buio, fra la sera
di luce sfinita ma viva
e l’alba successiva
di risveglio a sorpresa
sull’ultima sequenza
del film di de Oliveira Francisca,
canto d’amore frustrato
fra sonno e veglia
Tu come sempre regista
dell’altrove di una vita
[da Semplici abbandoni, Einaudi 2025]
*
Una lettera dal Nilo
per Giulio Regeni, dieci anni dopo il suo rapimento e il ritrovamento
del suo corpo, 25 gennaio-3 febbraio 2016
Instabili sono le anime
al mercato el Hussìn del Cairo
e impongono regole implacabili
– Se ti godi la cena, in cambio
ecco il tuo menu senz’alcol
(e camerieri irremovibili)
Tutto in compenso è invaso
da paccottiglie prodotte in qualche basso
cinese o coreano
tutte uguali tutte inutili tutte con lo stesso marchio
di miseria al quadrato
Ma quando il muezzìn dal minareto
ripete all’infinito un canto
di fine del digiuno
il mio orecchio è come spento
dall’eco del buio criminale
che solo un po’ dopo interpreto,
quando senza saperlo intuisco
l’anfratto d’asfalto e cemento
dove chissà precisamente quando
hanno disseminato lo strazio del tuo corpo,
polvere d’ibisco
Le mappe lo riportano in inglese
6th October Bridge
con quell’aggettivo numerale
per me quasi impronunciabile,
ma in concreto uno sciame
impazzito di apepiaggio
che come zanzare criminali
ti trafiggono anche solo se t’azzardi
a sfidare le folli meccaniche del traffico
qui nel cuore di Giza, lo stesso
governatorato di sfinge piramidi e magnifico
Great Egyptian Museum
Proprio qui, caro Giulio, dove ti ha
obbligato a trasmigrare
il nuovo faraone falso dio
dalla testa di sciacallo
per mano di qualcuno fra gli stessi
proni a terra
che osservo da un pertugio
d’impuro fuori campo,
amico d’istinto delle donne
che dietro grate di legno grezzo
ritmiche e convinte prostrano
al suolo il loro volto
Solo maschi, però, gli unici chiamati
a perpetrare il misfatto
i maschi che a freno con le mani non ci stanno
e io, pure maschio ma educato
a quel che sopravvive di Giustizia e Libertà,
io a dieci anni da quel giorno
rivedo il tuo profilo massacrato
alla fine di questo ingorgo
che è poi solo un raccordo
per di più seminuovo
un’armatura di cemento armato
a stretto contatto con lo sporco
ammucchiato tutt’attorno in poco spazio,
lo straccio appallottolato,
la chiazza nera d’olio sull’asfalto
Dove anche oggi giaci, spezzato
e dove per me niente altro
che un buco senza fondo dell’umano
resta per sempre il Cairo
[Inedito, 2026]

Alberto Bertoni (Modena, 1955) è saggista e poeta. Ha insegnato Letteratura italiana contemporanea all’Università di Bologna. Tra le sue numerose pubblicazioni si ricordano, per la saggistica, Poesia italiana dal Novecento a oggi (Marietti1820, 2019), Una questione finale. Poesia e pensiero da Auschwitz (Book Editore, 2020), Voci del grande stile. Prose e poesie fra due secoli (Il Mulino, 2023). Il tema dell’Alzheimer è stato già affrontato nell’opera poetica Ricordi di Alzheimer (in quattro edizioni per Book: 2008, 2012, 2016 e 2024), nel 2018 molte delle sue raccolte sono confluite nel volume Poesie 1980-2014 (Aragno). Il suo libro Semplici abbandoni (Einaudi, 2025) è stato selezionato nella dozzina del Premio Strega, l’ultima sua pubblicazione è L’Alzheimer, i cavalli, la poesia edito da Marietti1820 nel 2026.
