Riccardo Campi

Versi adespoti

Collana Gli insetti diretta da Pasquale Di Palmo

(MC edizioni, 

2025)

Jean-Arthur Rimbaud
Ma bohème

(Fantaisie)

 

Sotto il cielo

                   pugni nelle tasche sfondate

e anche il cappotto diventa ideale.

Fedele alla musa

                           vagavo inseguendo

            splendidi amori e atroci vendette.

Lungo il cammino

                            disseminavo rime

          tra ombre fantastiche

               le ascoltavo seduto al margine delle strade

tirando

             come fosse una lira

                                            la stringa della scarpa ferita

col piede vicino al cuore.

 

*

Charles Baudelaire
Le soleil

Attraverso il vecchio quartiere popolare,

           tra segrete lussurie dietro persiane sconnesse,

quando il sole a picco

                                  arroventa

                 i tetti l’asfalto i campi lontani,

mi esercito,

                   solitario,

                                 alla mia scherma fantastica,

fiutando

              in ogni angolo

                                     gl’imprevisti della rima,

inciampando

                     nelle parole,

imbattendomi

                      in versi lungamente sognati.

 

Il sole,

           nuovo ogni giorno,

ringiovanisce

                      vecchi storpi,

risveglia

               vermi e rose,

matura

            grano e gramigna.

 

            Come il poeta,

il sole,

            quando scende nelle strade,

illumina di nobiltà,

                               senza clamore,

       le cose più vili.

*

Matthew Arnold
Absence

Negli occhi grigi di una bella sconosciuta

          ho voluto scorgere i tuoi occhi

                                   ma

ogni giorno ci allontana

                    e una polvere sottile

cade sulla nostra anima

            e cominciamo a dimenticare,

per inerzia,

                  non per nostra volontà.

Resisto e lotto verso la luce.

E mentre la notte è ancora gelida

                sulla nuda e tempestosa

                                      corrente del tempo,

tu resta,

             resta ancora

                                accanto a me.

*

Friedrich Nietzsche
Amicizia stellare
(La Gaia Scienza, IV, 279)

Un tale, che da molto tempo non vedeva il signor
K., lo salutò con le parole: – Lei non è per nulla
cambiato. – Oh! – esclamò il signor K., impallidendo.

Bertolt Brecht, “Del rivedersi”, Storie da calendario

 

Eravamo amici

                 e ora siamo estranei.

Perché negarlo o vergognarsene?

Seguendo

                rotte diverse,

possiamo incrociarci e festeggiare l’incontro,

                        come un tempo,

sotto uno stesso sole,

          quasi già fossimo alla meta.

La stessa per entrambi.

                 Ma altri mari e altri soli

ci rapirono

                                 violentemente

e ci allontanarono.

Forse non ci rivedremo mai.

Forse ci rivedremo,

                               e non ci riconosceremo.

Mari e soli ci avranno mutati.

Questa è la legge che ci domina.

Diverse, le nostre vie e mete

              forse tracciano una sola orbita

                                                             siderale.

Ma siamo troppo miopi

              per vedere l’intera ellissi.

Per questo dobbiamo ostinarci a credere

            alla nostra amicizia stellare

anche se eravamo amici

                                          e ora siamo estranei.

 

*

Tito Lucrezio Caro
Atque ea nimirum quaecumque Acheronte profundo
(De rerum natura, III, 978-1023)

Ciò che si trova – a quanto dicono – nel profondo Acheronte

                 l’abbiamo già tutto qui, in questa vita.

Non è Tantalo che teme l’incombente macigno –

ben più oppressi, in vita, i mortali

                 dal timore degli dèi e dalla sventura.

Non è Tizio che gli avvoltoi straziano –

Tizio è chi, schiavo d’amore e di passione,

                 da un’ansiosa angoscia è roso.

Anche Sisifo è qui, sotto i nostri occhi –

       inseguire onori

                 bramare l’illusorio potere

                             penare duramente per esso

                                             restarne scornati,

questo è spingere in alto il masso

                                   che poi rotolerà giù dalla cima.

E pascere l’animo insaziabile di beni,

                                   come le stagioni

                  che tornano e ritornano

senza mai saziarci con i frutti della vita –

                                   null’altro fanno

le fanciulle in fiore che raccolgono acqua in vasi forati.

Non so dove possano esistere

                     Cerbero e le Furie e le fiamme del Tartaro –

                                  Ma noi, qui, in questa vita,

conosciamo il timore dei tormenti che merita il delitto.

E s’anche mancano le pene,

                                          l’animo soffre

              nella consapevolezza della colpa che rimorde,

senza scorgere la fine dei suoi mali,

              nel timore che la morte li acuisca.

È la vita, per gl’imbecilli, un vivo inferno.

*

Leonida di Taranto
Antologia palatina, VII, 173

Gli Argivi, affollatisi intorno, complimentavano Cleobi e Bitone per la loro forza, mentre le donne di Argo si congratulavano con la loro madre perché aveva dei figli siffatti. Tanto che, piena di gioia per la loro impresa e per le lodi che sentiva fare ovunque, stando ritta davanti alla statua di Era, ella pregò la dea che ai suoi figli Cleobi e Bitone,che così grandemente l’avevano onorata, concedesse quanto un uomo può ottenere di meglio.
In seguito a tale preghiera, terminato il sacrificio e il sacro banchetto, i due giovani, che nel frattempo s’erano addormentati nel santuario stesso, non si rialzarono più, e in questo modo essi morirono.

Erodoto, Storie, I, 31

 

 

Dal monte,

                 una sera,

      bianche di neve,

            tornarono sole le mucche alle stalle.

Lungo sarà il sonno di Terimaco

                             ai piedi della quercia.

Un fuoco dal cielo lo ha addormentato.

Si danno in poesia anche spazi creativi di ri-creazione perciò stessi esposti al piacere e al rischio del gioco, dimensione che prevede una forte disposizione collaborativa e di partecipazione, ma anche una quota di disubbidienza e di volontà di forzare i limiti della condivisione, un po’ per vedere cosa succede di là dalla stretta osservanza delle regole e un po’ per arricchire e talvolta migliorare il gioco stesso. La grande scuola francese dell’OULIPO (Ouvroir de Littérature Potentielle) della quale fecero parte, oltre ai fondatori Raymond Queneau e Francois Le Lionnais, scrittori del calibro di Georges  Perec, il poeta e matematico Jacques Roubaud e, in Italia, Italo Calvino, ad esempio, indicò e percorse a suo tempo non poche direzioni di ricerca, con l’intento di rivitalizzare le potenzialità più o meno sopite della grande letteratura e di certa inedita creatività. Ma anche senza scomodare i Maestri francesi è possibile considerare la raccolta “Versi adespoti” di Riccardo Campi – dove adespoti significa privi di padrone – come non troppo distante da questo tipo di lettura o, se si preferisce, di ri-lettura, a partire dal metodo che lo stesso autore – autodefinitosi lettore innamorato ma anche para-scrittore – così ci illustra nella “Excusatio non petita (ma opportuna)” posta in apertura del volume, informandoci del fatto che: «egli si limita allora a scrivere soltanto le sottolineature con cui, delicatamente a matita o più brutalmente a penna, ogni lettore è uso ornare i propri testi d’elezione, idealmente ritagliandoli, sminuzzandoli. Ciò che rimane, dopo tale delicata operazione che procede per via di levare, è lo scheletro di un testo (…) Scrivere tale testo condensato, ridotto all’osso – al contempo, vecchio e nuovo, già scritto e originale, in definitiva: adespota – è la vera ambizione del lettore innamorato e impaziente; questa è l’arte discreta nella quale si cimenta lo scrittore parassitario che si cela, in potentia, in ogni lettore (…) Questo arbitrario, ma amorevole, lavoro di potatura nasce, dunque, tanto dalla pigrizia del copista che dalla sua selettiva ammirazione per il genio dei maestri – ma soprattutto dalla rassegnazione di non sapere adeguatamente esprimere ciò che nondimeno egli sente con urgenza di dover dire per dare espressione ai propri fantasmi, onde liberarsene.»

Gioco scellerato, dunque, o delicato omaggio? esercizio d’appropriazione indebita o coraggio della resa? gesto d’inconsulto bricolage poetico o atto d’amore devoto e, in fin dei conti, di tanto esposta quanto incauta generosità letteraria? Va da sé che l’opera di Riccardo Campi, valente traduttore da più lingue, saggista e docente presso il Dipartimento di Lingue, letterature e culture moderne dell’Università di Bologna, va colta e accolta anche nel suo valore di autoironia in atto e, senza ombra di dubbio, a fin di bene.

A beneficiare della sua inarresa curiosità e versatilità di lettore, traduttore e ri-scrittore sono del resto autori della levatura di Rimbaud, Baudelaire, Matthew Arnold, Friedrich Nietzsche, Tito Lucrezio Caro, Leonida di Taranto e altri. Ne diamo qui qualche esempio, come invito di lettura a una raccolta di certa intensità e originalità.

Riccardo Campi (Bologna, 1965), traduttore e saggista, insegna Letteratura francese presso il Dipartimento di Lingue, letterature e culture moderne dell’università di Bologna. Ha curato e tradotto testi di Descartes, Fontenelle, Mme de Sablé, Jacques Boileau, Pope, Mme de Lambert, Louis de Sacy, Montesquieu, Paradis de Moncrif, Voltaire, Duclos, Vauvenargues, Buffon, La Mettrie, Federico di Prussia, Mercier, Schwob, Larbaud, Focillon, Paulhan, Loreau. È autore di saggi di estetica e teoria della letteratura, in parte raccolti nei volumi Le conchiglie di Voltaire (Firenze, 2001), Citare la tradizione. Flaubert, Eliot, Beckett (Firenze 2003), Favole per dialettici. Allegoria e modernità(Milano, 2005), Invenzione e oblio. Indagini sulla tradizione letteraria (Milano, 2005), Voltaire. Lo scandalo dell’intelligenza (Napoli, 2007), Gustave Flaubert. Il borghese, il semidio, il saltimbanco(Napoli, 2008), Samuel Beckett. Nel buio che illumina la mente (Napoli, 2009), Il fango e l’oro. Parigi da Voltaire a Breton (Roma, 2017), Filosofia e stile. Studi settecenteschi (Bologna, 2019).