Nel brulichìo della scrittura – Thierry Metz

DOLMEN LA DIMORA FREATICA

(Edizioni degli animali, 

2025)

Nel brulichìo della scrittura
a cura di Pasquale Di Palmo

 

Dolmen e La dimora freatica si possono considerare due sillogi autonome, in virtù di una struttura speculare che le accomuna e, al tempo stesso, le differenzia: la prima contiene brevi componimenti in versi liberi, privi di titolo, mentre la seconda è un anomalo poemetto suddiviso in ventidue parti contrassegnate da numeri romani. I temi affrontati e i richiami stilistici costituiscono una sorta di dittico che si impone per l’indiscutibile forza icastica ed espressiva. Un esordio già sicuro, vissuto all’insegna di quel mestiere di manovale che caratterizza la stessa vicenda creativa ed esistenziale di Metz. Non si può non pensare al Diario di un manovale, uscito per Gallimard nel 1990 e disponibile in italiano presso le Edizioni degli Animali (un particolare plauso a Riccardo Corsi che ha pubblicato a più riprese titoli di Metz e che ringraziamo per la gentile concessione a riprodurre in questa sede i testi). E sarà proprio la poesia inaugurale di Dolmen a dichiarare, attraverso quell’incipit essenziale, lapidario (“manœuvre / homme qui va revenir”), una matrice profondamente connaturata alle vicissitudini biografiche dell’autore. La realtà, anche quando viene surrealisticamente deformata dagli uncini di una visione allucinata, è quanto mai presente nell’economia delle raccolte, avvalorando uno degli aspetti basilari di tale poetica. In quest’ambito la figura del “manovale” non sarà più menzionata, riversandosi nei contesti editoriali successivi e diventando un leitmotiv della stessa opera di Metz.

Sarà la dimensione del frammento a delineare una catabasi che aspira a diventare a tutti gli effetti la cifra espressiva di Metz. Non vi è alcuno iato tra poesia e prosa, la parola cerca il modo più naturale per accedere all’«indicibile» intorno al quale spese parole definitive Ingeborg Bachmann. In effetti per Metz “Il linguaggio non ha senza dubbio d’accessibile che l’indicibile. E l’indecifrabile”. Sia in Dolmen sia in La dimora freatica ricorrono molteplici richiami al mondo naturale, caratteristica che ritroveremo in tutte le sue raccolte. Dalla “morena dimenticata del tuo passaggio” del testo inaugurale alla similitudine finale tra “pittore e pettirosso” si passa attraverso una serie di archetipi attinenti all’universo animale, vegetale, minerale: rami, uccelli, case, pietre, sentieri agresti che non portano da nessuna parte. L’intento gnoseologico si manifesta a più riprese mediante metafore mai disgiunte da tale codice espressivo  che tuttavia non conserva nulla di idilliaco, mantenendo sullo sfondo un substrato di inquietudine teso a irretire, come una gigantesca ragnatela, le immagini a essa correlate. Spesso saranno i materiali più umili e degradati (“ramoscelli / argilla sterco”) a dotare le parole di un significato che esula dalle più elementari nozioni cognitive, legate più o meno scopertamente al mondo dell’infanzia, per investigare una realtà in bilico tra finalità espressiva e impossibilità nomenclatoria.

Si crea così una sorta di dissidio straniante tra vocaboli di diversa ascendenza, con effetti non di rado sorprendenti, afferenti alla sfera metalinguistica: “la parola nidifica // nella tua voce”, “sole e gallo sono i due estremi / della tua parola”, “un viso in cima alle parole”. E non sarà di secondaria importanza ricordare che l’esercizio della scrittura per Metz ha solo in parte a che fare con una prassi consuetudinaria, essendo connaturato al recupero di quelle forze residue destinate a consentirgli l’atto creativo, concepito quale azione salvifica, redentrice. L’autore trovava infatti solo a sera, dopo una giornata spesa a misurarsi con un lavoro frustrante, “anestetizzato dalla fatica”, le poche energie rivolte alla composizione di un pugno di versi tesi a sublimare quella stessa giornata.

Consapevole di questa radicale (e radicata) catarsi di origine semantica, Metz riesce ad attribuire la massima intensità possibile alla misura tipicamente novecentesca del frammento, riconducendo qualsiasi approdo linguistico sotto il crisma ineguagliabile dell’autenticità. Il frammento non rappresenta dunque una scelta consapevole di poetica, ma si fa esso stesso poetica, configurandosi come la sola dimensione  creativa capace di modulare l’inflessione della voce “dentro un fogliame di parole”. A fronte di tale stato di cose Metz considera la parola perduta come l’unica atta a rappresentarlo adeguatamente. Ciò che non si può manifestare in quanto indicibile costituisce la grande scommessa di Metz che, sulla falsariga del magistero celaniano, si affida a vocaboli ponentisi in bilico tra semplicità ed enigmaticità, tra azzardo e afasia. Confondere “la voce del rabdomante con le strida degli uccelli” diventa allora la condizione esistenziale volta a conciliare la graduale spogliazione dell’io con il ricorso a una pratica esorcistica quotidiana.

 

Dolmen

 

manœuvre
homme qui va revenir

toucher ta nuque
sentir dessous le dormeur qui danse
c’est retrouver le dolmen
chambre des pourquoi
moraine oubliée de ton passage

manœuvre
pendant que nous discutions ici – sans peine –
querelle d’élagueurs
toi tu as placé douze aimants
autour de la table

 

manovale
uomo che ritornerà

toccare la tua nuca
sentire al di sotto il dormiente che danza
è ritrovare il dolmen
stanza dei perché
morena dimenticata del tuo passaggio

manovale
mentre noi discutevamo qui – senza pena –
lite di potatori
hai disposto dodici magneti
intorno al tavolo

 

*

une éclipse d’oiseaux
et l’aile qui retient les vents
soudain te soulève

te porte aussi loin que possible
où la parole a fait son nid

dans ta voix

 

eclissi d’uccelli
e l’ala che trattiene i venti
d’improvviso ti solleva

ti porta il più lontano possibile
dove la parola nidifica

nella tua voce

 

*

que veux-tu dire:
– être cigale ou rien
aller où nul n’est visage
mais souffle –
une ascèse
mais dans l’obstacle
où se tient l’Antigone des écritures
comment accueillir l’essentiel
le plus simple ici: le nuage
ton aujourd’hui
toujours à venir

soleil et coq sont les deux extrêmes
de ta parole

 

cosa vuoi dire:
– essere cicala o null’altro
andare dove niente è viso
ma respiro –
un’ascesi
ma nell’ostacolo
in cui si regge l’Antigone delle scritture
come accogliere l’essenziale
il più semplice qui: la nuvola
il tuo oggi
sempre a venire

sole e gallo sono i due estremi
della tua parola

 

La dimora freatica

 

I

Le chasseur n’entend pas l’oiseau que tu éveilles.
Il ne sait que la paille où tu as dormi
Et le vin d’accueil aride
Et le fruit mordu venin
Mais sa besace ouverte attise un avril matinal
Une saison-sentier qui dure un jour
Dans les climats du souffle.

 

I

Il cacciatore non sente l’uccello che tu svegli.
Non conosce che la paglia dove hai dormito
e il vino di un’arida accoglienza
e il frutto morso veleno
ma la sua bisaccia aperta accende un aprile mattiniero
una stagione-sentiero che dura un giorno
nei climi del respiro.

 

II

Reptile bleu
Peindre est ton mouvement.

Entrer dans les régions du compas
Se connaître avec le gîte
Deux flammes qui te courbent et te redressent.

Passeur de cordes
Dans la bouche du cyclone
Tu es l’éruptif.

 

II

Rettile azzurro
dipingere è il tuo movimento.

Entrare nelle regioni del compasso
riconoscersi prima della tana
due fiamme che ti piegano e ti raddrizzano.

Passatore di corde
nella bocca del ciclone
sei l’eruttivo.

 

VIII

L’homme aux paroles sidérantes
Mâcheur de pétales et de ronces
Celui qui porte
Strident
L’outil-chanteur.
Une bêche partage son repas.

 

VIII

L’uomo dalle parole fulminanti
masticatore di petali e rovi
colui che porta
stridente
lo strumento del canto
una vanga condivide il suo pasto.

 

IX

Ce chant que tu chantes où l’ombre s’est enrouée
Ces visages parmi l’oiseau
Et cette voix ascendante des femmes
Dans la chevelure de Cassandre
– La fiancée du maçon –
Demain aux confins de la noce
Encerclée par l’ortie
Elle dira les récits du Couteau.

 

IX

Quel canto che canti dove l’ombra è rauca
quei volti fra gli uccelli
e quella voce ascendente delle donne
nella capigliatura di Cassandra
– la fidanzata del muratore –
domani ai confini delle nozze
accerchiata dall’ortica
lei racconterà le storie del Coltello.

 

XIV

Ombre obstinée
Toujours là vivante
Dans le foisonnement d’écrire
Fiancée à cet autre
Jamais vu
Et qui n’a cessé d’aller
Croissante fraîcheur
Vers le poème.

Homme de cette demeure
Je suis l’arrivant.

 

XIV

Ombra ostinata
sempre viva là
nel brulichìo della scrittura
fidanzata a quell’altro
mai visto
e che non ha smesso di andare
fresca crescita
verso la poesia.

Uomo di questa dimora
io sono in arrivo.

 

XVI

Sur une terre démâtée
Tu mènes l’orage
Caillouteuse
Tu fécondes l’outil et sa jeune mère
Saison de la Dévêtue.
Bleu naissant qui devance le monde.

 

XVI

Su una terra disalberata
conduci petrosa
la bufera
fecondi lo strumento e la sua giovane madre
stagione della Denudata
azzurro nascente che precede il mondo.

 

XXII

De la fenêtre au monde
L’atelier culmine –

Tu es peintre et rouge-gorge.

Juin-Septembre 1985

 

XXII

Dalla finestra al mondo
culmina l’atelier –

sei pittore e pettirosso.

Giugno-Settembre 1985

 

Thierry Metz, Dolmen. La dimora freatica, a cura di Pasquale Di Palmo, Edizioni degli Animali, Milano, 2025.

Thierry Metz nasce il 10 giugno 1956 a Parigi. Nel 1977 si sposa con Françoise Fenautrigues, sua compagna di scuola. È un campione di sollevamento pesi. Si stabilisce con la moglie in campagna, ad Agen, sulle rive della Garonne. Sono anni piuttosto sereni, in cui nascono tre figli: Guillaume, Vincent e Thomas. Presto cominciano a manifestarsi in Metz i primi sintomi di una depressione che viene aggravata dalla durezza del mestiere saltuario di muratore e dal consumo di alcol. Nel 1988 muore il secondo figlio, investito da una macchina. Per il poeta iniziano i soggiorni nelle case di cura di Périgueux, di Agen, di Cadillac. Dopo essersi trasferito a Bordeaux, si suicida il 16 aprile 1997. Tra le sue opere, in parte pubblicate postume, si segnalano Dolmen (1989), Sur la table inventée (1989), Le journal d’un manœuvre (1990), Entre l’eau et la feuille (1991), Le Drap déplié (1995), Dans les branches (1995), De l’un à l’autre (1996), Terre (1997), L’homme qui penche (1997), Sur un poème de Paul Celan (1999), Dialogue avec Suso (1999), Poésies 1978-1997 (2017). In edizione italiana si ricordano L’uomo che pende (Edizioni Via del Vento, 2001), Sulla tavola inventata (Edizioni degli animali, 2018), Diario di un manovale (Edizioni degli animali, 2020), Dire tutto alle case (Interno Poesia, 2021), Lettere all’Innamorata (Il Ponte del Sale, 2022), Sur un poème de Paul Celan / Su una poesia di Paul Celan (Edizioni degli animali / Éditions Jacques Brémond, 2024), Dolmen. La dimora freatica (Edizioni degli animali, 2025).

 

Pasquale Di Palmo (Venezia, 1958), poeta, saggista e traduttore, ha pubblicato le raccolte poeticheHorror Lucis (Edizioni dell’Erba, 1997), Ritorno a Sovana (l’Obliquo, 2003), Marine e altri sortilegi (Il Ponte del Sale, 2006), Trittico del distacco (Passigli, 2015), La carità e altri motivi di ordinario funambolismo (Passigli, 2018), Vertebrae (l’Obliquo, 2020) e l’antologia Breviario delle rovine(Medusa, 2021). Sue poesie sono state tradotte in diverse lingue straniere. Nel 2023 è uscita l’antologia Days of Cruel Separation. Selected Poems, trad. di Leonard J. Marino, Gradiva Publications. Ha ricevuto i premi Catullo, Europa in versi, Casentino, Gradiva, Il Ceppo di Pistoia, Alda Merini, Rubiana Dino Campana, Laurentum. Ha pubblicato inoltre  i saggi I libri e le furie (Joker, 2007), Lei delira, signor Artaud (Stampa Alternativa, 2011), Venezia (Unicopli, 2017), Le bonjour de Robert Desnos (MC Edizioni, 2020), Rubare la lingua (Ronzani, 2022) e Regesto dei fantasmi (Medusa, 2023). Numerose le curatele di autori italiani e stranieri. Collabora al quotidiano «Il Manifesto» e all’inserto culturale «Alias». Dirige la collana poetica «Gli insetti» di MC Edizioni.